Anteprima: non viene salvato niente
Giusta, maggiore, minore
Ancora uno sguardo a quello che ti è sfuggito.
Il nome di un intervallo ha due parti: numero e parola.
In “terza maggiore”, il numero, terza, dice quanti nomi di note abbraccia l'intervallo. La parola, maggiore, dice la sua ampiezza esatta in semitoni.
Conta i nomi delle note, estremi compresi.
Da Do a Mi passi per Do, Re, Mi: tre nomi, quindi una terza. Da Do a Sol i nomi sono cinque, quindi una quinta.
Da Do su fino a Fa è una…
Le terze hanno due misure.
Da Do a Mi ci sono quattro semitoni, ma da Re a Fa solo tre, perché tra Mi e Fa non c'è un tasto nero. Quindi una terza è maggiore o minore.
Sono tutte e due terze. Ascolta le due misure.
Stesso numero di nomi, un semitono di differenza: luminosa, poi più scura.
Nessun suono? Controlla il volume e che il telefono non sia in modalità silenziosa.
Quarte e quinte hanno una sola misura abituale.
Quasi ogni quarta è di cinque semitoni e quasi ogni quinta di sette. Quella misura si chiama giusta: non esiste una quinta maggiore o minore.
Quale di questi nomi di intervallo non esiste?
Quindi gli intervalli si dividono in due famiglie.
Giusti: unisono (la stessa nota due volte), quarta, quinta e ottava. Maggiori o minori: seconde, terze, seste e settime.
Suona i quattro intervalli che conosci, partendo dal Do.
Do–Mi♭ e Do–Mi sono terze. Do–Fa è una quarta giusta; Do–Sol, una quinta giusta.
Prima la famiglia: una terza vicina e dolce, o una quarta o quinta aperta? Poi la misura.
Sai perché gli intervalli sono giusti, maggiori o minori.
Cosa hai imparato
- Il numero conta i nomi delle note, estremi compresi; la parola dà l'ampiezza esatta.
- Le terze hanno due misure, maggiore e minore, a un semitono di distanza.
- Unisoni, quarte, quinte e ottave hanno una sola misura abituale, detta giusta.
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