I rivolti degli accordi

Tutti gli accordi che hai costruito finora avevano la fondamentale proprio in fondo. Ma è una scelta, non una regola: puoi prendere esattamente le stesse tre note, metterne un’altra in basso, e l’accordo conserva la propria identità cambiando completamente forma. Questo rimescolamento si chiama rivolto, ed è l’ultimo pezzo che ti serve per riconoscere gli accordi nella musica reale, dove la fondamentale sta di rado comodamente in fondo.

Che cosa cambia davvero un rivolto

Un rivolto non cambia quali sono le tre note dell’accordo: cambia solo quale è la più grave, cioè al basso. Una triade di Do maggiore è sempre formata da Do, Mi e Sol, in qualunque ordine siano sovrapposte. Ciò che cambia è quale delle tre finisce per essere la nota più grave:

  • Posizione fondamentale — la fondamentale è al basso. Do maggiore: Do, Mi, Sol.
  • Primo rivolto — la terza è al basso, con fondamentale e quinta sovrapposte sopra. Do maggiore: Mi, Sol, Do.
  • Secondo rivolto — la quinta è al basso, con fondamentale e terza sovrapposte sopra. Do maggiore: Sol, Do, Mi.

Nota lo schema: la nota che prima era la più grave si sposta semplicemente in cima, e quella che era la seconda dal basso diventa il nuovo basso. Fallo una volta e ottieni il primo rivolto; fallo di nuovo e ottieni il secondo rivolto; fallo una terza volta e sei tornato in posizione fondamentale.

Perché esistono i rivolti

Se ogni accordo tenesse sempre la fondamentale in fondo, le linee di basso salterebbero in modo goffo a ogni cambio armonico, e le melodie nelle voci superiori avrebbero meno percorsi fluidi da un accordo all’altro. I rivolti permettono a chi compone di scegliere una nota di basso che si colleghi in modo scorrevole a quella precedente e a quella successiva — si chiama condotta delle parti — oppure di costruire una linea di basso davvero melodica, invece di limitarsi a ripetere le fondamentali. Un’enorme quantità della musica che già conosci usa i rivolti continuamente, di solito senza che tu te ne accorga: la percepisci semplicemente come “più fluida”.

Come riconoscere un rivolto

Il trucco è separare due domande che sembrano una sola: che accordo è questo? e quale nota c’è in fondo? L’identità dell’accordo — maggiore, minore, diminuito o aumentato — dipende interamente dal rapporto tra le sue tre note, indipendentemente dall’ordine. Il rivolto è un fatto completamente distinto: riguarda quale di quelle tre note si trova al momento nella posizione più grave. Una volta che riesci a tenere separate le due domande, individuare un rivolto è solo questione di confrontare la nota al basso con le altre due: se al basso c’è la fondamentale è posizione fondamentale; se c’è la terza è primo rivolto; se c’è la quinta è secondo rivolto.

Perché conta per il tuo orecchio

La posizione fondamentale suona la più stabile e “conclusiva”: è di solito il punto in cui un brano si posa per segnalare una fine vera e propria. Il primo e il secondo rivolto suonano più leggeri e in movimento, ed è proprio per questo che sono così utili all’interno di una frase, dove vuoi slancio anziché un punto fermo. Allenare l’orecchio a percepire questa sensazione di “irrequietezza” contro quella di “arrivo” è spesso più utile, nell’ascolto reale, che contare le note — anche se il conteggio resta la tua rete di sicurezza affidabile.

Errori comuni da evitare

  • Pensare che un rivolto sia un accordo diverso. Sono le stesse tre note; è cambiata solo quella al basso. Non ribattezzare l’accordo: annota semplicemente in quale rivolto si trova.
  • Confondere il primo e il secondo rivolto. Il primo rivolto mette la terza al basso; il secondo rivolto mette la quinta al basso. È facile scambiarli: per sicurezza controlla quale intervallo si trova sopra la nota al basso.
  • Ignorare del tutto il basso. Soprattutto con gli accordi diminuiti e aumentati, che possono apparire visivamente simili in disposizioni diverse, la nota al basso è l’unico dettaglio che ti dice esattamente quale rivolto hai davanti.

Ora gioca

Questo è il gran finale del corso: tutte le qualità di accordo che hai imparato — maggiore, minore, diminuito e aumentato — mescolate insieme, con i rivolti attivati. Ti servirà tutto quello che hai visto nelle lezioni precedenti, tutto in una volta: individua la terza e la quinta contando i semitoni per dare un nome alla qualità dell’accordo, poi controlla separatamente la nota al basso per dare un nome al rivolto. Un’eccezione: gli accordi aumentati sono così simmetrici che il gioco li mostra sempre in posizione fondamentale, quindi una volta che hai riconosciuto un accordo come aumentato, il suo rivolto è già deciso. Prenditela con calma nei primi turni e lascia che le due domande — “che accordo?” e “quale nota c’è in fondo?” — restino separate nella tua testa. Alla fine di questo turno saprai leggere vere disposizioni di accordi, non solo le forme da manuale in posizione fondamentale.